«anima ludens»

Anima Ludens

Just Another Stage

An all-female exhibition in the rooms of the Manica Lunga of the Monferrato Castle.

JAS — Just Another Stage. The soul beyond the image, curated by Paola Casulli.

Radical subtlety gives grandeur to form. Sironi teaches this in painting, where his figures replace description with the construction of a bare, powerful form. Synthesis is also the poetics of this surreal work by Antonella Iovino. A single portrait that stands out like a secular cathedral, white and firm in space. The androgynous and hieratic figure of a young adult, dressed in a transparent cloth and a corrective corset pulled from the bottom of an old trunk, faces the spectator. Restoring an atmosphere poised between normality and provocation, she intends to shock with an image that is both exciting and disturbing, poking the morbid side of the viewer.

Anima Ludens, thus the title of the photograph, does not belong to the fast art of our liquid times, does not follow the dynamics of fashions or trends, but rather history and with it groups and currents. Inserted in a classic tradition such as the portrait, Iovino focuses on feelings. She transubstantiates the idea of the past, of childhood evoked with the “let’s make that I was… and that you were”, in a creature whose forms emphasise the disturbing sense of naturalness and vitality. She defines curtains that, from a timeless and metaphysical space, full of disquieting ambiguities, open dreamily as in a children’s game, theatres of knaves, queens, knights and kings. Iovino’s work is an enigmatic story, devoid of an unambiguous and linear narrative, telling us probable tales of love and juggling, exploring infinite possibilities of the imagination. A fantasy world that helps us develop our imagination and nurture our dreams. [P. Casulli]

Anima Ludens at the walls of the JAS exposition

Anima Ludens

«Il gioco non è uno scherzo, non è una cosa da ragazzi, si potrebbe dire. Nel suo saggio del 1938, Huizinga ne analizza natura, significati e meccanismi, affermando che nulla abbia a che vedere con quei fattori culturali cui generalmente e impropriamente lo si sovrappone. Il gioco non discende dalla cultura, non ne è un’espressione, una derivazione. Anche gli animali giocano e lo fanno misurandosi in simulazioni di ruolo, così come gli umani che recitano relazioni di ruolo, di inconsapevole gioco nell’età adulta, nel quotidiano, nel pubblico come nel privato.

La condizione di fanciullo, cui dovrebbe tendere la natura umana per conservare integra e vera la visione del mondo, trova la propria impietosa stigmatizzazione nella regola collettiva, in quell’ortodossia a cui l’individuo adulto deve consegnarsi, per sentirsi persona accettata.

“Facciamo che io ero…e che tu eri” è il gioco ritrovato, l’abbandonarsi con gli abiti di una improbabile danzatrice, liberando così implicitamente la propria necessità di essere altro da sé, in quella stessa dimensione ludica che si rifà ai tempi dell’infanzia; nella sua estensione temporale, un solitario sovrapponibile e negato dal mondo dell’adulto, in cui qualsiasi cosa si presta al travestimento, mentre le labbra dipinte o una sgangherata acconciatura trascinano in una fantastica avventura. Così, finalmente, Ànemos dispiega le proprie ali e l’Anima gioca.»

Antonella Iovino

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